Bachisio Falconi, uomo stimato e rispettato, caro compagno

di Tore Cherchi.

Bachisio Falconi, nostro caro compagno, è morto il 9 luglio 2026, all'età di 75 anni. Una morte subitanea e senza avvisi, avvenuta a Barcellona, dove si trovava per lavoro, interessato a conoscere un nuovo processo produttivo agroalimentare.

Al funerale, a Fonni, suo paese natale, il 17 luglio, sotto un sole di fuoco, ha partecipato una grande folla: i compaesani e gli amici, i compagni di militanza politica e esponenti, tanti, di altri partiti, persone arrivate dal nord e dal sud dell’isola. E’ stata una intensa, pubblica manifestazione del rispetto e della stima meritati da Bachisio. E di partecipazione commossa al dolore della moglie Bonarina e della sua bella famiglia.

Bachisio aveva una personalità poliedrica. Nato in Barbagia, fu attratto dal sogno dell’industrializzazione della Sardegna centrale. E quindi studiò da perito chimico, a Cagliari. E poi andò in una grande fabbrica Enichem, a Ottana, dove le ciminiere avevano modificato il paesaggio agrario. Fra chi ha condiviso quel periodo, resta la memoria di un valente tecnico di produzione e del suo impegno sindacale nel consiglio di fabbrica.

Quella di Ottana fu un’esperienza di crescita sociale della Sardegna più interna. La fabbrica - con le cooperative nelle campagne - fu la fucina di una nuova cultura e della formazione di cittadini che diventarono classe dirigente. Ma avevano, quelle fabbriche, anche un grave vizio genetico, quasi una sorta di insanabile e malefica contraddizione con lo spirito aperto e fiducioso dei lavoratori. Quel polo industriale era nato con produzioni destinate ad un rapido declino: la “divisione del lavoro” (così allora la si chiamava) assegnava al Sud solo produzioni di massa, a basso valore e in via di obsolescenza. La “guerra chimica” e la disastrosa gestione delle partecipazioni statali degli anni ottanta accelerarono la fine. I lavoratori e la comunità locale pagarono un alto prezzo.

Bachisio visse quella contraddizione e se la portò nel suo percorso di vita traendone il meglio.

Dall’esperienza di tecnico e di sindacalista in un grande stabilimento industriale, derivò la militanza nel PCI prima e nel PDS poi (nel suo Hotel Taloro abbiamo svolto il congresso che segnò il passaggio dal PCI al PDS), e l’impegno nelle istituzioni: nel comune e nel consiglio regionale.

Dalla consapevolezza del destino segnato di quel tipo di fabbrica, derivò la spinta a battere nuove vie. E quindi diventò imprenditore nei comparti più legati alle vocazioni territoriali: l’agroalimentare, le risorse locali, l’ambiente, l’ospitalità. Lo fece con intelligenza diretta a unire le forze imprenditoriali del luogo. E con corposi e ammirati risultati.

Fu un uomo di partito, aperto al dialogo e al rispetto, consapevole del valore del confronto. Fu soprattutto un uomo delle istituzioni: consigliere comunale per un lungo tempo e poi sindaco del suo paese. Di quel periodo molti di noi conservano anche la memoria della lunga e intensa sequenza di gravi attentati contro gli amministratori locali. Anche Bachisio Falconi ne fu vittima. E nel suo caso non si trattò di un atto intimidatorio.

Dopo l’impegno nel comune, per due legislature ha rappresentato la provincia di Nuoro nel consiglio regionale distinguendosi per il lavoro sui temi del commercio, dello sviluppo economico e del turismo.

La sua cifra era l’attenzione al risultato concreto e utile per le persone e le comunità che gli avevano dato fiducia, quale che fosse l’incarico ricoperto. Si guardi all’incarico di presidente del Consorzio Imbrifero Montano del Taloro. Non considerò quella funzione come una sine cura. La fece valere e la sua attività produsse risultati economici rilevanti per i comuni consorziati.

Bachisio era un uomo saggio, conscio dell’ammonimento dell’Ecclesiaste: c’é un tempo per ogni cosa. Finito un dato tempo dell’attività nelle istituzioni, non brigò per prolungarlo. Indirizzò le sue energie verso altri campi e accrebbe la stima e il rispetto di cui abbiamo parlato all’inizio di queste righe. Per questo lo ha onorato la moltitudine delle persone accorsa a Fonni. Noi, della sua generazione, aggiungiamo l’affetto verso un compagno con cui abbiamo condiviso decenni di comune impegno politico e di belle relazioni personali.

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