Quella vita “spericolata” di Velio Spano e Nadia Gallico

di Vasco Decet*

I miei nonni fecero le loro scelte quando nazifascismo e colonialismo erano tutt'altro che alla fine, la guerra era di nuovo alle porte, antifascismo e anticolonialismo erano minoritari, illegali, perseguitati, senza prospettiva apparente.

Senza certezze retrospettive scommisero la giovinezza e la vita contro forze soverchianti, sulla parte minoritaria e perdente, convinti che alla fine avrebbe prevalso; Nonna si definiva una “inguaribile ottimista”1.

Nel ‘38 Nonno Velio arrivò in Tunisia, dove conobbe Nonna Nadia2. Aveva 34 anni e lei 23. Si amarono, si sposarono, ebbero le prime due figlie e trovavano anche il tempo di andare al mare, malgrado due condanne a morte, clandestinità, deportazioni, torture, intensa lotta antifascista coi compagni del Partito Comunista Tunisino di diversa origine e ceto coi quali instaurarono affetti ed amicizie lunghe e solide e condivisero una “vita spericolata”.

Nonno diceva che erano stati gli anni più belli della sua vita.

A diciassette anni, subito dopo la marcia su Roma, Nonno si iscrisse alla Federazione giovanile comunista3; che tempismo!

Nel ’24, a Roma, consolidò la sua scelta comunista frequentando Gramsci col quale ebbe lunghe conversazioni sulla Questione Sarda4.

A vent’anni dirigeva con Altiero Spinelli il Gruppo Comunista Universitario di Roma5.

A ventidue entrò nell'apparato illegale del Partito, col falso nome di Mariano6. Poi l’arresto, il Tribunale Speciale, cinque anni e mezzo di carcere e, nel ‘33, l'esilio in Francia, dove entrò nel Centro Estero del Partito con un nuovo nome falso: Danesi7.

Dei suoi impegni italiano e sardo e di quello in Tunisia si parla sempre; resta invece spesso sullo sfondo la missione in Egitto contro la guerra coloniale in Etiopia scatenata dal fascismo nel ‘35

per compiere l’impero in Africa orientale e finita nel ’36, segnata dalle sanzioni della Società delle Nazioni e dalla ignominia dei gas tossici (iprite) usati contro la popolazione.

Un mese prima dell'attacco aveva già pubblicato, su Rundschau, organo del Comintern, i primi articoli contrari. Un mese dopo, fu inviato da Parigi in Egitto dal Centro Estero del Partito e dal Comitato internazionale per l’aiuto al popolo etiope8, per fare propaganda contro la guerra tra le truppe italiane in transito nel Canale di Suez verso Eritrea e Somalia, stabilire contatti con settori della borghesia egiziana e connazionali sensibili all’antifascismo.

Arrivò a Port Said alla fine ‘35, con un altro falso nome ancora: Paul Conibet. Di lì a poco documenti di polizia riportano il ritrovamento a Suez di volantini antifascisti nascosti in tre scatole di tabacco9.

Fu un lavoro difficile, come ammise in una lettera, ma non privo di risultati10.

Tra il ‘35 e il ‘36 fece anche missioni clandestine in Italia, soprattutto a Napoli, con l’ennesimo nome falso: Renzo Lojacono11.

Di quelle missioni scrisse su "Lo Stato operaio”12.

Nel ‘36 fu inviato a Barcellona, nella Spagna in guerra civile, dove si aggregò alle Brigate Internazionali occupandosi di Radio PSUC, Radio Barcellona, e poi della direzione di Radio Milano Libera da Madrid dal ‘3713.

A trentadue anni era nello stato maggiore del Comandante Juan Modesto14.

Alla sua partecipazione a quella lotta devo la cittadinanza spagnola, che con mia madre, mia zia, le mie sorelle e mia cugina abbiamo di recente aggiunto a quella italiana.

Con la Legge sulla Memoria Democratica il Regno di Spagna non ci ha conferito un'onorificenza, ma ha naturalizzato delle idee, peraltro repubblicane, qualificandosi come democrazia matura e sicura di se.

Quindi ora ho anche il cognome “Spano”, che più di un'emozione o un orgoglio rafforza la responsabilità per continuità e fecondità dell'esempio politico ed etico dei miei nonni.

Dopo la Spagna, con lo stesso pseudonimo che aveva usato per la prima volta a Guadalajara, nel '37 - Paolo Tedeschi -, Nonno raccontò su "Stato operaio" delle truppe italiane nei porti egiziani nel ‘35, divise tra entusiasti di quella guerra e riluttanti15.

A poco più di trent'anni, quindi, con cinque pseudonimi diversi su altrettanti fronti, tra volantini nel tabacco, soldati in viaggio verso un fronte coloniale, guerra civile in Spagna e attività clandestine in Italia e Tunisia, Nonno applicava già il metodo di tutta la sua vita, anche dopo la Liberazione: le idee prima, poi l'azione e poi l’elaborazione politica e giornalistica, per essere insieme militante, dirigente e cronista.

La sua vita di “rivoluzionario di professione”, che per un ventennio non ebbe residenza fissa, carriera riconosciuta, garanzie personali, ma lottò su più fronti - Italia, Spagna, Nordafrica, non fu certo il percorso lineare verso una carica istituzionale.

"L'Unità", che aveva già co-diretto in clandestinità tra Parigi (’37-’38) e il Sud liberato (’43-’44), e poi diretto a Roma dal ’45 al ’4616, lo inviò in Cina tra il ‘49 e il ‘50, appena proclamata la Repubblica Popolare, primo comunista occidentale a visitarla. Incontrò anche Mao Zedong e al suo ritorno pubblicò una raccolta di articoli17.

A Shanghai, nel ‘49, incontrò i vertici economici del nuovo governo cinese18. Nei taccuini privati, annotò di aver messo in contatto l'addetto commerciale italiano con uno di quei dirigenti, colpito dalle cifre colossali già allora destinate all'industrializzazione19.

Per tutti gli anni cinquanta fu il riferimento del PCI per la Cina,20 fino ad un incontro a Berna nel ‘58 con il ministro Chen Yi, in vista di una missione economica guidata dal senatore DC Guglielmone21 22.

Intuizioni acerbe oggi attuali.

Dopo la Liberazione, l’impegno sardo, costituente e parlamentare; divenne responsabile della Sezione Esteri del PCI, e, nel ’58, anche Segretario del Movimento Italiano per la Pace23.

Nel ’59, viaggiò in Africa; incontrò tra gli altri Senghor24, Sékou Touré25 e Nasser26.

Nel suo libro del ‘60, “Risorgimento africano” - con la dedica alla terza figlia: “la sola che non è nata in Africa, affinché impari ad amare la terra e la gente africana” - interpretò la decolonizzazione come parte dell’impegno per la Pace contro l'imperialismo che lo aveva animato in Egitto, Spagna e Tunisia27.

Nonno aveva annotato nei taccuini privati dubbi sul controllo reale del partito comunista cinese nel sud del paese e sulla rigidità ideologica dei suoi dirigenti.

Con la stessa indipendenza intellettuale si discostò, nel ‘61, dalla linea di Togliatti sull'URSS,

proponendo al Partito di andare oltre la sola critica al culto della personalità.

La sua non fu, quindi, adesione senza riserve, ma internazionalismo capace di giudizio autonomo, forse anche perché la sua traiettoria non era passata per l’hotel Lux a Mosca.

Per lui la Pace non era solo assenza di conflitto, ma lo sbocco di una visione politica; la stessa di quando era ragazzo, ma su scala internazionale.

Morì nel ’64.

Nonna a ventun anni si iscrisse al Partito comunista in Tunisia28.

A venticinque fu condannata dal Tribunale speciale militare di Vichy per la sua militanza clandestina29.

A ventotto raggiunse l’Italia30.

Era nata il 2 giugno del ‘16, trentaquattro anni dopo la morte di Garibaldi e appena sei dopo la prima trasmissione radiofonica diffusa. A trenta esatti, il giorno del suo compleanno, fu eletta alla Costituente: una delle ventuno Donne su 556 seggi31, in un paese al primo suffragio libero ed universale.

Quelle ventuno Donne assieme, oltre i distinguo di appartenenza, incrinarono il “tetto di cristallo” che, però, limita ancora oggi la prospettiva femminile e nel mondo molte Donne sono ancora in una condizione inaccettabilmente indegna.

L'impegno di Nonna sulla condizione femminile, praticando più che declinando la parità, fu trasversale a tutta la sua attività, compresa quella internazionale proseguita dopo l'impegno militante, costituente, sardo e parlamentare, quando Pajetta la chiamò nella Sezione Esteri del Partito per i rapporti con quello che allora si chiamava “terzo mondo”32.

Viaggiò in Algeria, Tunisia, Senegal, Somalia e nel Sahara Occidentale33; incontrò anche lei Senghor, il presidente-poeta del Senegal, e Bourguiba, presidente della Tunisia34; sostenne i movimenti di liberazione delle colonie portoghesi35 e la causa del Fronte Polisario36.

Ho insistito sulle età di proposito.

Nonno dirigeva un'organizzazione politica a vent'anni ed entrava in clandestinità a ventidue;

Nonna veniva condannata da un tribunale militare speciale a venticinque.

Non avevano curriculum o carriera, ma già responsabilità non onorifiche né simboliche, …e le loro idee.

Era la traiettoria di due ragazzi che, però, già non lo erano più.

Oggi i giovani sono relegati a lungo in ruoli marginali prima di affidare loro - quando ormai non lo sono più - qualcosa che conti davvero.

La storia dei nonni dice, invece, che la maturità politica non è funzione dell'anagrafe, ma della responsabilità concreta. Se una comunità vuole evolversi, deve scommettere sui giovani prima che abbiano tutto dimostrato, non dopo.

Nonna, infatti, dedicò l’ultima parte della sua vita a ragazze e ragazzi, offrendo loro strumenti anziché ammaestramenti e lo spirito della Costituzione che con Nonno e molti altri aveva concorso a scrivere. La sua empatia con quei giovani era fortissima, a tratti commovente.

La traiettoria è quindi nitida, ma dove punta?

Umberto Eco ha scritto che il fascismo può ripresentarsi senza chiamarsi così e senza i suoi simboli, col rifiuto del pensiero critico, la fobia della diversità e dello straniero, la brutalità verbale e non solo, la torsione della democrazia per il suo contrario, il nazionalismo retorico e razzista, il bellicismo, amplificando paure e cavalcando frustrazioni37.

Per riconoscerlo non serve cercare l'orbace, ma verificare se le forme della democrazia sono usate per praticarla o per svuotarla della sua sostanza.

Lelio Basso, cui è intitolata la fondazione che conserva parte dell'archivio di Nonna, distingue tra democrazia formale - elezioni, alternanza - e democrazia sostanziale, cioè una comunità di eguali e liberi sopra tutto dallo sfruttamento, prescritta dalla Costituzione mediante la rimozione delle diseguaglianze economiche e sociali.

Il modo dei nonni oggi appare soffocato dal costume politico privo dello sguardo lungo che, invece, loro avevano, afflitto dall’omologazione e dalla competitività personalistica anche a prezzo di disonestà intellettuali.

Il Mediterraneo unisce Sardegna e Continente, Egitto, Francia, Spagna, Tunisia. Vi si consumano tragedie migratorie, mentre neo-colonialismi sotto mentite spoglie e neo-nazionalismi

 attizzano paure sproporzionate, senza incidere sulle diseguaglianze che sono causa dei “viaggi della speranza”, come se la lezione del secolo scorso non fosse bastata.

La scelta dei nonni fu, invece, la solidarietà tra i popoli; un'identità condivisa e meticcia, fondata su Libertà, Uguaglianza, Fraternità e sul diritto a una vita dignitosa, equa ed in Pace, non sull’infeconda purezza etnico-identitaria reclusa nelle frontiere.

Nonna Nadia scrive alla fine della sua autobiografia: “Non è per caso che a conclusione (…) io sia tornata (…) al luogo in cui Velio ed io ci siamo incontrati e le nostre vite si sono (…) intrecciate. La Tunisia e la Sardegna sono state (…) le fondamenta su cui si è costruita la nostra storia personale. E questa (…) storia vorrei che Vasco, Libera, Irene e Sara la considerassero un punto di partenza, lontano nel tempo (…), ma reale, per quello che sarà il “loro viaggio”.38

E’ un viaggio partito da lontano, con un traguardo lontano39. Noi non siamo, però, tra quelli che partirono né tra quelli che arriveranno; ne faremo un tratto, raccogliendo il testimone da chi ci ha preceduto per poi passarlo alle generazioni future, cui non lasceremo in eredità il mondo, ma dalle quali lo abbiamo avuto in prestito per restituirlo migliore.

Siamo qui per una targa sulla casa natale del Nonno, dove si cita anche la Nonna; la nostra famiglia è grata a chi ha promosso, aderito, sostenuto, patrocinato e partecipato a questa iniziativa, che, però, non consideriamo un suggello, bensì un seme per il presente ed il futuro che ci interrogano.

  • Quanto rischio ha assunto e assume chi fa politica?
    • Quanto lontano guarda, oltre il prossimo voto?
    • Quanta fiducia si dà ai giovani prima che abbiano tutto dimostrato?
    • Le forme della democrazia corrispondono ancora alla sua sostanza?
    • Quando i confini cesseranno di demarcare le diseguaglianze ed essere linee di frizione che innescano le guerre?
    • Se non ora quando le Donne potranno spiegare le ali alla stregua degli uomini?
    • Quando le differenze saranno percepite finalmente come risorse anziché insidie?

Teulada 04 Settembre 2026

1 “Mabruk. Ricordi di un'inguaribile ottimista” – autobiografia, edizioni AM &D

2 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

3 ANPI, biografia Velio Spano

4 Tottusinpari, “Lo spirito operaio di Velio Spano”

5 Wikipedia, “Velio Spano”

6 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

7 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

8 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

9 blog Gaspare Sciortino, su fonti dell'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri

10 Storia Minuta, “Velio Spano, animatore di Radio Milano”; tesi uniurb.it, “Al servizio di una rivoluzione globale?”

11 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

12 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

13 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

14 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani; Wikipedia, “Velio Spano”

15 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani

16 Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani; ANPI, biografia Velio Spano; laziowiki.org, “L'Unità”

17 “Nella Cina di Mao Ze-Tun”

18 Edizioni Ca' Foscari, De Giorgi 2018

19 Edizioni Ca' Foscari, De Giorgi 2018

20 De Giorgi, Ca' Foscari 2018

21 Industriale e banchiere piemontese, presidente dell'Istituto Bancario Italiano e, soprattutto, presidente dell'Istituto italiano per l'Africa, con un ruolo attivo nelle relazioni internazionali verso i paesi africani

22 De Giorgi, Ca' Foscari 2018

23 ANPI, biografia Velio Spano; Tottusinpari, “Lo spirito operaio di Velio Spano”

24 Senegal

25 Guinea-Conakry

26 Egitto

27 Fondazione Gramsci, archivio Nadia Gallico e Velio Spano

28 Fondazione Basso, Inventario del fondo Nadia Gallico Spano, 2023

29 Fondazione Basso, Inventario del fondo Nadia Gallico Spano, 2023

30 Fondazione Basso, Inventario del fondo Nadia Gallico Spano, 2023

31 Fondazione Basso, Inventario del fondo Nadia Gallico Spano, 2023

32 Fondazione Gramsci, archivio Nadia Gallico e Velio Spano

33 Fondazione Gramsci, archivio Nadia Gallico e Velio Spano

34 Fondazione Gramsci, archivio Nadia Gallico e Velio Spano

35 Fondazione Gramsci, archivio Nadia Gallico e Velio Spano

36 Fondazione Basso, Inventario del fondo Nadia Gallico Spano, 2023, Serie 03 Partito, fasc. 5

37 Umberto Eco, “Ur-Fascismo”, 1995

38 “Mabruk. Ricordi di un'inguaribile ottimista” – autobiografia, edizioni AM &D

39 Rif. “veniamo da lontano e andiamo lontano”, Togliatti, 234° seduta dell’Assemblea Costituente.

*) Nipote diretto di Velio Spano e Nadia Gallico. I discendenti diretti di Velio Spano hanno recentemente ricevuto la cittadinanza spagnola poiché il governo spagnolo ha deliberato di darla a tutti i discendenti di chi combatté nella guerra civile di Spagna, in difesa del governo democraticamente eletto.


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