Nadia Gallico Spano e Velio Spano, membri dell'Assemblea costituente
Convegno storico-politico presso il porto turistico MARINA di TEULADA Venerdì 4 settembre ore 19.30
Nadia Gallico Spano (1916 -2006) e Velio Spano (1905 – 1964), sono stati entrambi eletti all’Assemblea costituente il 2 giugno 1946. In occasione dell’ottantesimo anniversario, si svolgerà un convegno organizzato da Associazione Culturale Is Sinnus, di Teulada, con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Comune di Teulada e con il sostegno di “Marina di Teulada”. Saranno presenti le figlie Paola e Chiara. Intervengono fra glia altri Vasco Decet, nipote di Nadia e Velio, e Tore Cherchi, presidente della Fondazione Enrico Berlinguer. La locandina pubblicata riporta le informazioni complete.
Nadia Gallico nasce a Tunisi il 2 giugno 1916. Il padre Renato, avvocato di origine toscana emigrato in Tunisia, collabora assiduamente con la stampa antifascista locale in lingua italiana; la madre, Ketty Sinigaglia, farmacista, è la prima donna laureata in tutta l'Africa del nord.
Nadia ha conseguito il diploma di maturità scientifica e frequentato per due anni l'Università di Roma e successivamente l'Università francese di Tunisi.
Nel maggio del 1939 ha sposato a Tunisi Velio Spano. Hanno avuto tre figlie: Paola (1940), Chiara (1941) e Francesca (1949).
Attiva antifascista, nel 1941 venne condannata dal tribunale speciale militare francese a Tunisi. Clandestinamente continuò a lottare per la liberazione dalla Tunisia. La sua casa diventa il punto di ritrovo delle forze della Resistenza. Nel 1944 Nadia raggiunse il marito Velio Spano a Napoli dove conobbe Palmiro Togliatti che le affidò l'incarico di responsabile nazionale del partito comunista per i gruppi femminili. In questa veste, diresse i primi numeri della rivista “Noi donne”. Partecipò alla costituzione dell'Unione Donne Italiane. Collaborò con il movimento femminile della Sardegna e, a Roma, lavorò nella Federazione romana del Partito comunista. Il giorno del suo trentesimo compleanno, fu eletta nell'Assemblea costituente nella lista del partito comunista, nel collegio Roma, Latina, Viterbo, Frosinone, con 6643 di voti di preferenza. Sarà deputata nella prima e seconda legislatura della Repubblica, eletta in Sardegna, terra alla quale si lega in maniera fortissima. Successivamente, il partito la richiamò a Roma, affidandole incarichi di lavoro nella sezione esteri. Morì a Roma il 19 gennaio 2006.
Chi vuole approfondire la conoscenza di Nadia Gallico Spano legga innanzitutto la sua autobiografia “Mabrùk. Ricordi di un’inguaribile ottimista”, AMD, Edizioni. Una bibliografia completa è reperibile in “Le donne della Costituente” a cura di Maria Teresa Antonia Morelli, Editori Laterza. Per la sua attività nell’Assemblea costituente e nella Camera dei deputati, si consulti l’archivio storico della Camera in: “storia.camera.it/deputato/nadia-gallico-19160602”
Velio Spano, nacque a Teulada nel 1905 da Attilio e Antonietta Contini. Nel 1910 la famiglia si trasferì a Guspini. Diplomatosi al Liceo di Cagliari, all'indomani della marcia su Roma aderì alla Federazione giovanile comunista. Nel movimento comunista fu attivo propagandista alle università di Roma e Torino; conobbe e frequentò Antonio Gramsci; nel 1928 fu condannato dal Tribunale Speciale a 5 anni e 6 mesi per associazione e propaganda comunista, scontati a Viterbo e Pesaro. Liberato per l'amnistia del decennale nel novembre 1932, espatriò clandestinamente nel gennaio 1933, lavorando poi nell'apparato comunista internazionale. Partecipò in Spagna alla guerra civile, in difesa della Repubblica e contro i franchisti. Dal partito fu inviato prima in Egitto e poi in Tunisia dove diede un grande contributo all’organizzazione del Partito comunista tunisino. Il governo di Vichy lo condannò a morte due volte in contumacia. Nonostante questa situazione con Nadia formarono una splendida famiglia.
Tornato in Italia dopo l'armistizio, (ottenne un passaggio in un aereo militare inglese), esercitò nel Sud una funzione politica rilevante, partecipando nel gennaio 1944 al Congresso di Bari dei Comitati di Liberazione Nazionale, in rappresentanza della delegazione del PCI insieme a Eugenio Reale. In luglio si spostò a Roma dove diresse per due anni l'edizione locale de L'Unità, e fu eletto nella direzione provvisoria del PCI per l'Italia liberata. Tra il 1944 e il 1945 seguì la costruzione del partito nel Mezzogiorno e in Sardegna: nel maggio 1945 rappresentò la direzione al II Congresso regionale sardo del PCI, approfondendo il tema dell'autonomia. Fu anche membro della Consulta Nazionale.
Il 2 giugno 1946, fu eletto nel collegio elettorale della Sardegna all’Assemblea costituente ottenendo 21.841 voti. Spano, in quanto capolista, faceva parte anche del Collegio unico nazionale dove confluivano i resti dei voti dei singoli collegi. Risultò eletto anche collegio nazionale fatto che consentì il subentro di Renzo Laconi nel collegio sardo, come primo dei non eletti.
Fu senatore di diritto nella prima legislatura; nelle successive legislature fu eletto nel collegio sardo fino alla morte, avvenuta a Roma il 7 ottobre 1964.
È stato segretario del PCI nell'isola, partecipando alle grandi lotte contadine, all'occupazione delle terre, e al duro sciopero di 72 giorni dei minatori di Carbonia, conducendo la battaglia per la rinascita economica e sociale dell'isola. Nella direzione nazionale svolse l’incarico di responsabile della sezione esteri.
Chi vuole approfondire la biografia politica di Velio Spano, legga innanzitutto il libro di Antonello Mattone, Velio Spano. Vita di un rivoluzionario di professione, Sassari, Della Torre, 1978 e la monografia “Velio Spano, l’uomo, il politico, lo scrittore”, Rinascita Sarda, 1994.
Per la sua attività nell’Assemblea costituente e nella Camera dei deputati, si consulti l’archivio storico della Camera in: “storia.camera.it/deputato/velio-spano-19050115”.

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