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di Claudia Sarritzu Ghironi

Lโ€™aula magna del liceo Dettori era ancora quella delle origini. Le sedute in legno e in pelle rossa un poโ€™ squarciate. Lโ€™odore di vecchio, ma bello.

Avevo 14 anni ed era una delle prime assemblee di istituto a cui partecipavo. Ti avevano invitato i nostri rappresentanti. Eri piรน grande e sapevi parlare bene in pubblico. Devo aver pensato che mi sarebbe piaciuto avere la tua naturalezza. Forse ancora oggi mi ispiro a te.

รˆ molto difficile scrivere di un amico a poche ore dalla sua scomparsa. Ma Roberto Loddo era anche un collega giornalista e tante, tantissime cose. Cosรฌ faccio un grande respiro e provo a spiegarvi con quale assenza da oggi dovremo avere a che fare tutte e tutti. Anche chi non lo conosceva.

Era un compagno, un militante, un cittadino modello, un giusto. Un punto di riferimento per tutta la comunitร  Asarp, lโ€™associazione sarda per lโ€™attuazione della riforma psichiatrica, e presidente della cooperativa sociale Il Giardino di Clara. Si occupava di assistere, in percorsi di emancipazione lavorativa, le persone che vivono la condizione della sofferenza mentale. Nello stesso ambito aveva coordinato il progetto Radio Onde Corte, prima radio della salute mentale in Sardegna. Era il direttore del Manifesto Sardo, rivista di approfondimento politico. Faceva parte della conferenza regionale volontariato e giustizia della Sardegna, organo di rappresentanza degli enti e delle associazioni del volontariato nel mondo delle carceri in Sardegna.

Roberto Loddo era una casa. La sua casa a Stampace dove faceva incontrare le persone, ma soprattutto le idee e la gentilezza. Era le sue stampe sulla parete del lungo salone dove apparecchiava un tavolo infinito in cui potevi incontrare intellettuali di rango nazionale.

Roberto era lโ€™amico che ti incontrava la mattina e anche se era di fretta, ti chiedeva come stavi. Te lo chiedeva davvero, con quella mano sulla spalla che appoggiava, quasi a trattenerti.

Roberto era i suoi gatti, Gianni e Michele che poi era Michela, una gatta obesa meravigliosa che quando si รจ capito che era femmina era troppo tardi e non le ha cambiato nome. Roberto era โ€œsu bixinauโ€, la Cagliari dei quartieri vecchi.

Roberto รจ tutto quello che mi ha insegnato, come a non vergognarmi di essere triste. Perchรฉ essere fragili non รจ una sconfitta. Non cโ€™erano i matti per lui perchรฉ gli unici veri folli sono quelli che vivono in questo mondo stando a loro agio.

Roberto era la politica fatta per le persone, fuori dagli incarichi, compensi e ruoli.

Roberto non รจ mai stato volgare. Era gentile. Riusciva a non alzare la voce neppure con un fascista. Avrebbe risolto le guerre, fosse stato un diplomatico.

Roberto รจ. Sarร  sempre un tempo presente. Perchรฉ siamo le cose che facciamo, insegnano e lasciamo in ereditร  agli altri. Tu ci sei sempre stato, testimone attivo di ogni battaglia e scelta e delusione.

Roberto รจ la nostra cittร . Mare, colli, strade strette. Vento.

Mi mancherร  quel โ€œsa sposaโ€ detto per strada, quelle braccia larghe, quel sorriso in cui cโ€™era tutta la speranza del mondo.

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