L'ultima visita al petrolchimico di Porto Torres

di Tore Corveddu

Per il centenario della nascita di Enrico Berlinguer mi torna in mente l’unica occasione che ebbi d’incontrarlo e di scambiarci qualche parola.

    Era la fine del gennaio del 1984, l’inizio della campagna elettorale per le elezioni europee coincidenti con le elezioni regionali. L’incontro nel petrolchimico di Porto Torres, organizzato dalla Sezione di fabbrica del PCI Carlo Marx, di cui ero segretario, seguiva a quello dello stabilimento di Ottana, delle fabbriche metallurgiche di Porto Vesme e dei minatori del Sulcis. Una settimana intensa per il leader di un partito che di lì a poco sarebbe stato il più votato d’Italia, di incontri con operai che esprimevano in modo diretto i problemi reali che vivevano, a cui Berlinguer sapeva rispondere con parole comprensibili, in grado di suscitare credibilità in un progetto di società che mettesse al centro il valore della persona.

   All’arrivo nel piazzale della fabbrica era già un pullulare di persone, per lo più di imprese edili, che volevano salutare il segretario del PCI. Prima dell’incontro con tutti i lavoratori, la direzione aziendale dell’EniChem volle organizzare una rapida visita per mostrare a Berlinguer quello che era il cuore pulsante dell’intero stabilimento: l’impianto di cracking, dove erano state installate nuove apparecchiature per garantire una migliore e duratura prospettiva. Per raggiungere il principale di questi macchinari, un “compressore”, era necessario salire su una scala in ferro grigliato che fece storcere il naso a qualcuno dei suoi accompagnatori. Berlinguer, invece, non si sottrasse e li salì insieme ad un certo ingegner Erba, responsabile nazionale EniChem del settore di allora, che, con dovizia e con trasporto emozionale, avrebbe voluto spiegargli tutto il processo industriale.

Naturalmente la visita durò pochi minuti, con Berlinguer che stringeva le mani di quanti lo volevano salutare, poiché la sala dove era stato organizzato l’incontro era già stracolma di lavoratori di tutte le varie categorie presenti in fabbrica.

   La presidenza dell’assemblea, di cui facevo parte, dopo i saluti di circostanza affidò l’apertura dell’incontro ad un rappresentante del Consiglio di fabbrica dei sindacati dei chimici, che espose la situazione appena conseguente al fallimento della SIR di Rovelli. Non tutti gli operai e le operaie presenti erano elettori del PCI, compresi gli stessi rappresentanti a cui era stata affidata la parola, ma il silenzio di quella sala, mentre Berlinguer rispondeva nel suo intervento, dimostrava che si stava ascoltando un leader in grado di interpretare le esigenze che erano state manifestate collocandole in un idea di un paese migliore. Concluso l’incontro era davvero impegnativo riuscire a frenare la voglia che i partecipanti avevano nel voler avere un contatto fisico con il segretario, a cui lui non si è mai sottratto.

   Destò, invece, un certo imbarazzo in una parte dell’apparato locale che seguiva Berlinguer la sua decisione di trattenersi a pranzo nella mensa del petrolchimico (a quei tempi non proprio il meglio!). Un rapido conciliabolo con la direzione aziendale e lo accompagnammo al tavolo, dove gli venne offerto un piatto di fusilli al pomodoro. Io gli stavo seduto difronte e gli chiesi come li trovava, e lui, ovviamente, “non sono male”. Ne mangiò un po' ma continuò per tutto il tempo e senza alcun fastidio, a salutare e firmare autografi su ogni cosa che gli operai gli porgevano.

Uno degli operai, di cui purtroppo non ricordo il nome, si era organizzato anche con una bandiera del PCI. Un passaggio apparentemente banale quello in mensa, non scontato, ma un messaggio chiaro ad una fabbrica che sapeva di avere tanti problemi.

    Mi fece una sola domanda su un tema che forse non era stato chiaro nel rappresentargli la situazione del petrolchimico:

 “Com’è la situazione ambientale per la salute dei lavoratori e verso il territorio”?

    Qualche tempo dopo Gavino Angius mi disse che nel preparare l’incontro per la Sardegna, Berlinguer si preoccupò molto di questo aspetto. Sapeva poco di chimica ma aveva capito che sotto la pelle della condizione operaia ci sono i problemi più difficili da affrontare. E nella situazione specifica, oggi, sappiamo com’è andata.

    Un vero peccato che di Berlinguer si sia parlato poco, principalmente da chi lo avrebbero dovuto fare, perché quel senso della politica, come ha scritto magistralmente Salvatore Mannuzzu, è “misteriosamente vivo e aspetta sempre di diventare nostro”.

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Tore Corveddu è di Pattada. Nel 1984 é componente della Segreteria PCI della Sezione C. Marx del petrolchimico di Porto Torres e dal 1988 dirigente sindacale territoriale, regionale e nazionale del sindacato di categoria dei chimici e dei minatori della CGIL. Attualmente impegnato nel Comitato che ha portato alla sottoscrizione della "Convenzione dei diritti del Mediterraneo".

Visita al petrolchimico di Porto Torres, gennaio 1984
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