In ricordo della morte di Antonio Gramsci

E’ un appuntamento che non si può perdere ogni 27 aprile, la mattina alle 11 al cimitero di Ghilarza. Non importa l’indifferenza dell’amministrazione comunale, quello che importa è rendere omaggio ad Antonio Gramsci nell’anniversario della sua morte, l’87esimo quest’anno. Lo fanno in molte parti del mondo.

Lo fa la presidente della Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza, Caterina Pes e il suo predecessore Giorgio Macciotta con il direttore Paolo Piquereddu, lo fa Tore Cherchi, presidente della Fondazione Enrico Berlinguer e quest’anno anche diverse donne e uomini che vengono da lontano, lo fa Efisio Sanna segretario reggente del Pd provinciale.

Caterina Pes depone un piccola corona di fior sulla tomba di Giuseppina Marcias , la mamma di Antonio e rimane in raccoglimento. A suo fianco una ragazza, giovane, indubbiamente russa, che legge, in italiano malfermo, la lettera che Antonio scrisse alla madre il 10 maggio 1928 poco prima della condanna a oltre 20 anni di prigione.

“Carissima mamma,

non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna stiano per darmi.

Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.

Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.

La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

Ti abbraccio teneramente.

Nino”

Un piccolo applauso chiude la sobria cerimonia. La giovane è Galatea Gramsci, arrivata stamattina da Bologna dove studia Psicologia. Galatea è figlia di Antonio Gramsci e nipote di Giuliano. E’ la pronipote di Antonio Gramsci.

Ho scattato qualche foto tra le tombe ove è inesauribile l'aura del tempo passato fermandomi tra le tombe più umili e tra fiori freschi e di palstica. (g.c.)

Le foto sono di Gabriele Calvisi

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *