Michele Giua, il chimico antifascista

Iniziative a sessanta anni dalla scomparsa.

Il 22 e il 23 maggio, al castello dei Doria a Castelsardo, e all'Università di Sassari, si svolgerà il convegno “Michele Giua sessant'anni dopo”. L'iniziativa - che vedrà l'intervento della nipote, storica e scrittrice Anna Foa- nasce dalla associazione Michele Giua di Castelsardo con il contributo della Fondazione di Sardegna e con il patrocinio dell'Università degli studi di Sassari, la presidenza del Consiglio regionale Sardegna, i comuni di Sassari e di Castelsardo e della Fondazione Enrico Berlinguer. In rappresentanza della Fondazione Enrico Berlinguer interverrà Angela Mameli.

La Fondazione Enrico Berlinguer ha programmato, a Cagliari, un’iniziativa nel prossimo ottobre, rivolta agli studenti e alle studentesse dell’Istituto d’istruzione superiore intilato a Michele Giua.

Michele Giua (1889–1966)

Gli anni della formazione

Michele Giua nasce a Castelsardo il 26 aprile 1889 da una modesta famiglia. Fin dagli studi liceali è impegnato nell'attività politica, frequentando il Circolo giovanile socialista di Sassari, in un'atmosfera di repubblicanesimo e antimilitarismo accesi radicati nella tradizione risorgimentale. Il suo approccio alla politica è tuttavia segnato dall'eccidio dei minatori in sciopero a Buggerru, che lo orienta su posizioni nettamente radicali. Iscritto al Partito socialista dal 1906, si laurea in Chimica all'Università di Roma nel 1911 e si trasferisce a Berlino per perfezionare i suoi studi. Riformato per malattia, può evitare sia la guerra in Libia che la Prima guerra mondiale, dedicandosi alla ricerca scientifica che lo conduce a diventare, a soli 27 anni, libero docente di chimica.

La carriera accademica

Ottenuta la cattedra di Chimica all'Università di Sassari, passa poi al Politecnico di Torino. Allievo di Emil Fischer e di Emanuele Paternò, diventa professore di chimica organica industriale, noto per i suoi studi sulle sostanze esplosive — in particolare sulla reattività del nitrogruppo rispetto all'anello benzenico — e per le sue ricerche sulla disidratazione dei fuseloli e sulla chimica dei composti azotati.

Fra le sue opere scientifiche più significative vi è il Dizionario di chimica generale e industriale, scritto in collaborazione con la moglie Clara Lollini, sua compagna anche di studi: l'opera, con circa quarantamila voci, costituisce una fonte ricca e talvolta unica di informazioni biografiche e iconografiche sui chimici italiani e stranieri. Di rilievo anche il Trattato di chimica industriale in otto volumi.

L'antifascismo e il coraggio del rifiuto

Nel 1931, grazie al figlio Renzo, Giua entra in contatto con il gruppo torinese antifascista Giustizia e Libertà, composto da Aldo Garosci, Mario Andreis, Luigi Scala. Nella primavera successiva ne diventa uno degli animatori, impegnandosi a diffondere clandestinamente le pubblicazioni editate a Parigi, con continui contatti oltralpe per l'introduzione di materiale clandestino. La sua competenza chimica è fondamentale in questo periodo: mette a punto diversi tipi di inchiostro simpatico per la corrispondenza segreta. Nel 1933 si rende protagonista di un gesto di eccezionale coraggio: si rifiuta di sottoscrivere il giuramento di fedeltà al regime fascista. Compreso Giua, solo 12 docenti universitari su 1.200 ebbero questo coraggio.

L'arresto, il processo e il carcere

In seguito alla delazione del noto scrittore Pitigrilli (Dino Segre), infiltrato per conto dell'OVRA, l'attività del gruppo torinese di Giustizia e Libertà viene scoperta e, il 15 maggio 1935, Giua è arrestato insieme con Massimo Mila, Vittorio Foa e altri. Pitigrilli aveva rivolto particolari attenzioni a Giua che, nella sua qualità di chimico esperto di esplosivi, veniva considerato un potenziale terrorista. Condannato nel 1936 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato a quindici anni di reclusione, ne sconta otto di carcere duro nei penitenziari di Castelfranco Emilia. Durante quegli anni, intrattiene con i familiari uno scambio di circa millecinquecento lettere, scritte in forma criptica a causa della censura e dell'autocensura imposte dalla prigionia.

Il dramma del figlio Renzo

Durante gli anni della persecuzione, Giua subisce anche un dolore personale devastante. Il figlio Renzo, antifascista combattente nella guerra civile spagnola, dopo aver aderito al movimento Giustizia e Libertà ed essere stato già arrestato nel 1932, espatria in Francia e poi raggiunge i repubblicani spagnoli. Muore il 17 febbraio 1938, all'età di soli 24 anni, colpito da una pallottola durante una battaglia sul fronte dell'Estremadura.

La Resistenza e il dopoguerra

Liberato nel 1943 dopo la caduta del fascismo, raggiunti i partigiani sulle montagne piemontesi, il non più giovane professore riprende l'attività clandestina nel Partito Socialista di Unità Proletaria. Dopo la Liberazione gli viene affidato l'incarico di presiedere la Commissione provinciale torinese di epurazione.

Chiamato a far parte della Consulta nazionale subito dopo la Liberazione, viene eletto all'Assemblea Costituente nelle liste del Partito Socialista ed è membro della Commissione dei 75 che redige materialmente la Costituzione. Dal 1948 al 1958 è deputato, eletto nelle liste del Partito Socialista guidato da Pietro Nenni.

Dal 1949 al 1964 torna a tenere la cattedra di Chimica Organica Industriale all'Università di Torino. Nel corso della sua lunga carriera accademica pubblica decine di monografie, oltre cento articoli e segue ben 225 tesi di laurea, 70 delle quali a carattere sperimentale.

Gli ultimi anni e la memoria

Ritiratosi dalla politica attiva, dedica i suoi ultimi anni agli studi di chimica. Nel 1945 aveva già pubblicato Ricordi di un detenuto politico 1935–1943, testimonianza diretta degli anni di prigionia.

Michele Giua muore a Torino il 25 marzo 1966. Nel 1968 l'Istituto tecnico industriale statale di Cagliari viene intitolato all'illustre studioso antifascista, a perenne ricordo di un uomo che seppe coniugare la grandezza scientifica con un'integrità morale e civile rarissima.

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