Berlinguer e l’amore per la scienza, la ricerca e la tecnica

di Micaela Morelli

La Sardegna, insieme alla Fondazione Enrico Berlinguer, si appresta a celebrare i cento anni dalla nascita di Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922), attraverso convegni, pubblicazioni e iniziative che descrivono il pensiero politico di questo uomo che ha segnato profondamente la vita del nostro Paese.  La visione del futuro di Berlinguer rappresenta a distanza di 38 anni dalla sua morte un riferimento per le generazioni tra gli anni Sessanta e Ottanta ma anche oltre.

     Uomo moderno, perfettamente consapevole delle difficoltà legate ad una maggiore informazione e sensibilità dei cittadini e alla natura mutevole dei problemi, che si presentano sempre in forma diversa, contraddittoria e più complessa rispetto al passato.

     Come donna di scienza mi piace porre l’attenzione sulla visione di Enrico Berlinguer a riguardo della Scienza e della Ricerca, sulle quali è intervenuto pubblicamente. Di particolare interesse, a questo proposito, è il suo discorso tenuto a Milano nell’aprile del 1982: “I giovani alle prese con le sfide del Duemila”.

     Berlinguer rifletteva sui giovani di quegli anni immaginando quando, nei decenni futuri, fino e oltre il duemila, sarebbero stati adulti. In questo stava la sua grande statura politica e morale, nel riflettere e immaginare il futuro, andando oltre gli interessi ristretti e contingenti o cercando soluzioni immediate con il solo scopo di portar voti al proprio Partito. Una visione molto strategica la sua, che avvertiva nella lotta politica interna una ristrettezza di orizzonte. Un uomo che non sfuggiva all’analisi e al confronto con la realtà contemporanea e che cercava di comprendere il mondo per tracciare in anticipo la giusta direzione a cui indirizzare le scelte politiche.

     Enrico Berlinguer era consapevole che il periodo storico che lo vedeva protagonista presentava questioni del tutto nuove e di portata tale da potere generare opportunità straordinarie. Comprendeva che il progresso della Scienza offriva possibilità, inimmaginabili fino a quel momento, che potevano migliorare la vita dell’uomo ma su cui era importante riflettere per non smarrirne il significato e la portata, in modo da coglierne gli aspetti positivi ma anche i rischi sociali e politici di un uso distorto. Aveva intuito che negli studi sulla materia inanimata e sulla materia vivente, la Scienza e la Tecnica erano ormai in grado di comprendere in grande misura le leggi del mondo fisico, chimico e biologico. Berlinguer riporta esempi molto attuali e circostanziati: l’elettronica e la microelettronica nel campo delle comunicazioni, dell’organizzazione del lavoro nella fabbrica e nell’ufficio e nel campo della vita individuale e associata. Parla di nuove risorse energetiche, quali l’energia solare, in grado di annullare nel futuro l’incubo della fine delle risorse non riproducibili. Tutti temi da lui riconosciuti come tipici del suo tempo ma che avrebbero dominato i decenni a venire. Berlinguer afferma nel suo discorso rivolto ai giovani che le conoscenze scientifiche e tecniche, possono permettere il passaggio dalla condizione di necessità a quella della libertà. Un’idea, quella della libertà che ci regala la Scienza, non nuova per chi militava nel Partito comunista, non solo in Italia, per cui afferma: “dovremmo dire che la storia ha dato proprio ragione a chi ha tenuto fede alla speranza indicata dal Manifesto dei comunisti, alla speranza – cioè – che - sarebbe potuto venire un tempo in cui sarebbe stato possibile all’uomo di dominare la natura e «l’azione propria dell’uomo» invece di essere da questa sovrastato e soggiogato (Marx)”.

      Ho trovato particolarmente interessante, che nel suo discorso rivolto ai giovani in cui affrontava anche le tematiche riguardanti l’importanza della Scienza, ci fosse la proposta di organizzare, come partito e come FGCI, un Congresso di “Futurologia”, con esponenti delle Scienze fisiche, chimiche, biologiche, antropologiche, demografiche, militari, economiche, sociali, informatiche, mediche da portare alla conoscenza e alla discussione tra i giovani.

      Alla luce di questo importante discorso che va oltre il presente, in un mondo in cui tutto è invece incentrato su questo, è interessante ricordare la visione della Scienza di Enrico Berlinguer e vedervi all'interno una concezione politica che, come il metodo scientifico, ha alla base la visione razionale e analitica del futuro. 

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Micaela Morelli, è professore di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Cagliari. Le sue ricerche si svolgono nell’ambito delle Neuroscienze ed in particolare della malattia di Parkinson. E’ stata presidente della Società Italiana di Neuroscienze e prorettore alla Ricerca all’Università di Cagliari. E’ rappresentante dell’Università di Cagliari nella Fondazione di Sardegna.

Opera di ©Igino Panzino
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