La vita di Berlinguer in bianco e nero, col sorriso sulle labbra

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 La vita di Berlinguer in bianco e nero, col sorriso sulle labbra

CAGLIARI. Tra le tante cose raccontate a proposito del suo carattere schivo, c’era il fatto che non sorridesse mai. Questo, racconta chi l’ha conosciuto bene, gli dispiaceva parecchio. E non perché non accettasse le critiche: semplicemente perché non era vero. A Enrico Berlinguer piaceva ridere, e di gusto, e piaceva scherzare e giocare. Lo si vede anche nella famosissima foto che lo ritrae, nel 1982 a Roma, in braccio a Roberto Benigni, o in quella in cui, sempre a Roma ma nel 1974, un’anziana signora lo ferma in mezzo alla strada per abbracciarlo. Sono solo due delle decine di foto in bianco e nero che da oggi, e sino al 7 marzo, sarà possibile visitare nel Palazzo Regio di Cagliari nella mostra «Enrico Berlinguer, vita e politica».

 

 

 

 Organizzata dalla Fondazione Enrico Berlinguer, insieme alle associazioni «Dagli Appennini alle onde» e «Nessun dorma» di Pescara, con il contributo della Provincia di Cagliari, l’esposizione ripercorre le tappe della vita del leader del Pci, in un alternarsi di immagini che sono anche un po’ la storia, almeno sino alla sua morte nel 1984, della nostra Repubblica.  Foto, a dire la verità, già esposte nel 1989 in una mostra realizzata un po’ in sordina e portata in giro per l’Italia, ma a cui ora si è deciso di dare un respiro più ampio. Perché? Perché oggi c’è più che mai la consapevolezza, scrive l’associazione «Dagli Appennini alle onde» nell’introduzione al catalogo dell’esposizione, che «la morte di Berlinguer ha lasciato un duplice senso di vuoto, emotivo ed etico-politico». D’altra parte basta sfogliare i giornali per capire che è proprio così: il senso delle istituzioni è ormai perso, e molti politici paiono aver svuotato di significato il vero ruolo della loro missione. Una situazione che nella sua lungimiranza, propria dei veri intellettuali, Berlinguer aveva fiutato ponendola al centro della «questione morale». D’altra parte anche il presidente della Fondazione Enrico Berlinguer, Salvatore Corona, ieri presentando l’iniziativa è tornato sull’argomento ricordando come il segretario del Partito comunista fosse esempio di «coerenza e rigore morale tanto nella vita pubblica che in quella privata». Fu per questo che, ha ricordato il deputato Ugo Sposetti, mai come quando era sotto la guida di Berlinguer il partito ebbe così tanti consensi. In questo senso la mostra è un’occasione per trarre spunto da chi ha dato il buon esempio. Ma anche uno spaccato che aiuta a capire, sempre per dirla con Sposetti, «come si forma un dirigente politico».  Ma, come dice lo stesso titolo, non c’è solo la politica in questa esposizione che, solo per fare alcuni esempi, ripropone Berlinguer più volte in vacanza a Stintino, o accanto alla moglie e ai figli, a cui era devotissimo nonostante il lavoro gli occupasse la gran parte del tempo. L’esposizione, divisa in sette sezioni (Dall’infanzia alla scelta politica; dirigente del movimento giovanile; il partito; politica e società, alcuni momenti; la politica europea e internazionale; la scomparsa) è la parte più ampia di un progetto che prevede anche incontri di approfondimento come il convegno, il 5 marzo, «Il pensiero di Enrico Berlinguer».  Prima di arrivare in città la mostra, le cui foto sono state donate parte dalla famiglia, parte da alcune ambasciate, parte dagli archivi Rai, è stata per 20 giorni a Pescara, dove sono accorsi a visitarla in cinquemila. 

Pubblicato da La Nuova Sardegna il 13 febbraio 2010 di SABRINA ZEDDA

 

 

 

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